10072Interludio
scritto da Zorg Domenica, 6 Maggio 2007
Foto istantanee di una stazione in bianco e nero, riflessi di volti scivolano via sulle squame metalliche dei rumorosi serpenti e due vite sospese tra un via e un vai che improvvisamente rallenta e si ferma e sofferma in quegli occhi che a vicenda non riflettono null’altro.
Il pensiero di lui corre e si mescola alla realtà, al passato e al presente, in armonia col frastuono dei treni e della gente che corre per prenderli… O perderli… E’ solo questione di tempo…
Vorrei avere piu’ tempo, Dana…
Il tempo di spiegarti come sono andate le cose, il tempo di raccontarti ogni singolo istante che ho vissuto in questi anni… e ascoltare la stessa cosa da te.
E’ importante, credo, ma non c’e’ tempo, vorrei soltanto amarti ancora, com’era stato un tempo, ma non posso, capisci…
Io sono partito, lo sai, sono partito… non chiedermi perche’… non chiedermi perche’ son tornato. Non c’e’ tempo di spiegarti perche’…
Perche’ le persone cambiano.
Cambiano negli anni… inconsapevoli, arroganti, dicono il contrario… ma e’ cosi’: cambiano.
Adattano la propria vita agli altri, in modo egoista, dimenticandosi di chi gli stava intorno fino a un minuto prima.
Cambiano.
Cambia il colore delle mie lacrime, dopo un bicchiere di whiskey, lo capovolgo ormai vuoto e mi cade un’ultima goccia sul palmo… ma e’ diversa: e’ sempre stata cosi’.
E’ sempre stato cosi’: le persone cambiano davanti alla seducente offerta di una vita felice.
Mi rimane solo un sorriso, un riflesso sbiadito nel vetro, il volto della consapevolezza che cambiare e’ impossibile, quando gia’ sai che e’ solo una truffa.
Sono stanco.
Stanco di bere quell’ultima goccia, di aspettarla colare pigra giu’ dal cristallo, e cadere sul mio labbro ancora piu’ secco del bicchiere ormai vuoto.
Stanco di assaporare quel gusto familiare, almeno quanto il salato sapore delle lacrime, che hanno un altro colore, pero’ mutano, cadono e non bagnano.
Le lacrime, timide, si asciugano subito; la tristezza, debole, scompare sfuggente dal viso.
Rimane dentro.
Stanco di tenermela dentro insieme a un mare di gocce, diverse, che mutano… perche’ io non sono un bicchiere.
Sorridigli, Dana…
Ora lei sta lì, sulla porta… o è solo un sogno, e siamo ancora in stazione? Camminiamo via, in un silenzio inquietante più che imbarazzante… eppure non è un sogno e io non trovo le parole per interromperlo… ma lo fa lei.
Tutto si mescola…
“Dove sei stato?”
Può un sussurro soltanto lacerare le barriere che hai costruito in tanto tempo?
E’ un qualche fluido alchemico che non capisco bene, un dolce veleno che sbiadisce il mio sangue: è la sua voce o quello che dice?
Vorrei parlasse ancora, non voglio rispondere…
“Non voglio rispondere…”
“Ok…”
No! Quasi si offende, e tuttavia tace, mi tocca parlare.
“Se vuoi te lo dico…”
“Lo devi volere tu…”
“Io… Non lo so…”
“Non vuoi?”
“Tu cosa vuoi, Dana?”
Lei si ferma e mi guarda, un po’ contrariata… continua a fraintendere… e a tacere…
“Non fare così, parla…”
“Va bene, non insisterò… Ti va un caffé? In quel bar lo fanno buono.”
“Quello una volta non era pieno di delinquenti e di brutta gente?”
“Son cambiate molte cose, sai?”
E’ quello che dice, o tutto insieme, che mi entra dentro e mi schiaffeggia la mente, una madre inconsapevole del figlio patricida, che lo percuote per aver attraversato la strada da solo… Non posso far altro che chiudere gli occhi e assaporarne il dolore.
“Sono cambiate molte cose, sì…”
Per lo stesso motivo, in quel bar, non ci potrei comunque entrare…
Amarti m’affatica mi svuota dentro
Qualcosa che assomiglia a ridere nel pianto
Amarti m’affatica mi da’ malinconia
Che vuoi farci è la vita
E’ la vita, la mia
Amami ancora fallo dolcemente
Un anno un mese un’ora perdutamente
Amarti mi consola le notti bianche
Qualcosa che riempie vecchie storie fumanti
Amarti mi consola mi da’ allegria
Che vuoi farci è la vita
E’ la vita, la mia
Amami ancora fallo dolcemente
Un anno un mese un’ora perdutamente
Amami ancora fallo dolcemente
Solo per un’ora perdutamente.



(Ancora nessun giudizio)
